Annotazioni contemporanee

Unendo passioni e competenze, da un’idea di  Lino Olivastri ( Meta comunicazione e pubblicità. Meta edizioni), portiamo alla luce nel maggio del 2010, il progetto Trabocchi, libri e rose, festival del libro, l’idea del salotto letterario su espansione territoriale, dedicato alla Costa dei Trabocchi nella provincia di Chieti. Il pensiero di comunione di più elementi si sposa con la voglia d’insinuare in questi spazi, con un’azione congiunta, la necessità comunicativa dell’arte contemporanea, germina Annotazioni contemporanee.  Con la collaborazione di Loretta D’Orsogna.

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Costa dei Trabocchi. Lo sguardo panoramico ci priva del piacere di percepire l’identità del luogo, l’essenza vera. Un luogo si distingue da un altro, per mille peculiarità e solo vivendolo, assaporando i suoi profumi, passeggiando sul suo terreno ne possiamo apprendere la sostanza. Così è per la Costa dei Trabocchi, ancora regno di una natura incontaminata ricca di storia, con un profumo di mare, di boschi e di agrumeti che inebria. La scrittura, la lettura e l’arte sono alimento dell’anima e quale scusa migliore per perdersi in questo paesaggio. Gli odori restano quelli. I colori dei paesi, le case, le piazzette interne, restano quelle, si accomunano tra loro e la luce del luogo. Trabocchi, libri e rose,  porta la gente a incontrarsi in questi  luoghi già di per se speciali, ma in un confronto culturale alternativo al camminare ed osservare le bellezze naturali. Ampliare la visibilità del territorio, come vetrina naturale per il lavoro di tanti operatori culturali con le narrazioni letterarie ed artistiche donando un plusvalore a ciò che già è, così, come per magia, idee, concetti e storie si animano per le nostre strade.

 

2012. Emerso da un profondo non molto pro-fondo è il titolo della mostra a Vasto. “Mare, guardare oltre, profondità ed emersione”, queste le parole chiave che gli artisti invitati a partecipare hanno dovuto considerare meditando al lavoro da presentare. Quante realtà oggettive emergono dal mare e quante ne lasciano le maree nei continui movimenti dell’acqua, instancabilmente. Siamo effettivamente attenti a lasciare segni del nostro divenire come fa il mare? E quanti hanno la capacità e la voglia di osservare e prendere con l’attenzione dovuta i particolari messaggi lasciati? Gli artisti mostreranno le loro testimonianze, la loro osservazione, il loro “raccolto”; condivisione, come ri-cambio di disinteressato piacere.

La capacità della vista di suggestionare uno spirito è beneficio mutevole e notevole, quadruplo, quando l’incanto coinvolge anche gli altri sensi; il Mare, con il suo orizzonte infinito, quale migliore metafora.
Quando permettiamo all’acqua di bagnarci i piedi toccando il suolo della costa dei Trabocchi, in diverse parti riserva naturale della costa adriatica, gli occhi e l’olfatto ringraziano.
I modi per raccontarsi possono essere tanti, basta racchiuderlo in uno scatto fotografico, in un video, in un’idea espressa su una tela, in una scultura, in un’installazione, o in poche parole che magari fanno anche poesia. E nel gesto, l’uno si dona all’altro al pari, giustificando i livelli con il proprio fare, artista e fruitore.  Altro fondamento di questa mostra è il legame con il territorio, così il mare, così gli artisti, siamo tutti il documento di questi luoghi, per appartenenza o scelta. Ognuno rapportandosi ad una propria dimensione spaziale: Mareaperto – Terraferma – Battigia, e lo sguardo cambia, si differenzia per conoscenza.

In Mareaperto si guarda l’orizzonte infinito riuscendo a percepirne più facilmente l’essenza totalitaria, in quanto la nostra dimensione è oggettivamente minima rispetto al globale. Allo stesso modo la sensazione di instabilità fisica dovuta all’oscillazione dell’acqua accresce l’attenzione verso l’inconscio. E’ la forza dell’immensità dello spazio che interessa chi naviga in altomare. Attraverso Love in confession, Mandra Cerrone ci guida, con un gesto preciso che ha in sé una forza che sa di violenza, all’evidenza di dover rompere l’armatura, quella difesa metaforica, del nostro corpo.  Lucilla Candeloro, Astarte. La fluidità della morbidezza del corpo femminile sembra emerge dall’acqua, ne nasce quasi, in un vortice ventoso si eleva. Fabrizia Arduini, “Sirene, un simbolo arcaico, che ciclicamente ricompare nella mia vita…” dalle profondità del mare, e lo conosce bene questo elemento e lo cura,  facendone scopo di difesa in battaglia. Antonio Lucifero, Le stagioni di Ulisse. 4 dei 365 fotogrammi che compongono l’intervento completo in cui vengono raccolti gli umori di questo Adriatico, dove la linea dell’orizzonte è aperta e lascia la possibilità di attraversamento. Terraferma. Il concetto di territorio come appartenenza, fruito con l’incedere del passo, segnato nella sabbia, affondato, perché l’impegno ad occuparsene è piegandosi a raccogliere con le mani prima ancora di sentirne il profumo. Nascono così In viaggio tra le stelle e Blu di Giuseppe Muzii. E si assemblano materiali lasciati dalle maree, emersioni che ridiventano ricchezze di un fare minuzioso. “Nelle mie peregrinazioni lungo gli arenili mi carico di tutto l’animo del bambino… Niente è scontato per chi sa vedere!” . Michele Montanaro, Mare acido, è ricerca, è sperimentazione evolutiva, proponendoci le sue private corrosioni marine. “…processi di trasformazione imponderabili della materia. Si tratta di una ricerca di un linguaggio inconscio…”. Ettore Altieri, e si scolpiscono pietre, provando a trasformare in forme vive quelle durezze pietrose. Battigia. E poi ci sono quelle sensazioni che si fissano nel reale senza una giusta collocazione, senza poterne dare una definizione precisa; c’è un nome per quello spazio che è la via di mezzo? tra terra e mare c’è il cielo. Chi si ferma nella battigia certe volte prende il largo, altre volte resta sulla terraferma, ma è testimonianza di passaggio anche questo. Miriam Tetiviola, Necessità, tra cielo e terra, la linea dell’acqua che delimita l’orizzonte si esalta quando la pesantezza del buio cala. Giovanni Colaizzi, Moltitudine, è quel mare che si apre di fronte a noi, in cui l’individualità singola è tenuta a cercare delle risposte. Annalisa Di Carlo, Le fornaci. Un attimo, un Click! “Quanto sfuggente è una piccola onda? Quella che fa poco rumore…” Giuseppe D’Antonio, Fossacesia, d’impatto predomina il verde marino. Si ringrazia: Michela Piccoli, Alessandra Aruffo

 

2010. Annotazioni contemporanee. Treglio, San Vito Chietino, Fossacesia, Rocca San Giovanni, Torino di Sangro. Sembrava difficilissimo “fare” arte contemporanea nel quotidiano muoversi di questo territorio, in cui le esigenze sono sempre riferite ad altre necessità, il legame con le tradizioni è fortissimo e magari, una modalità diversa di operare può apparire invasiva;  l’insinuare, l’entrare in punta di piedi, da parte di un linguaggio non usuale, quale è quello della videoarte, mi appariva impensabile. Allora, ho deciso di propormi con la favola sull’invisibilità, Enzo e Germano, con i disegni di Piotr Hanzelewicz  e gli scritti di Felicia Santilli, perché mi dava la possibilità di coniugare in un modo comune, semplice, l’arte contemporanea e la lettura, il libro nella forma e sostanza classica, la metafora a utilizzo nella vita.  Con i piccoli segni di grafite, lo stato d’invisibilità magicamente scompare e l’imprevisto si manifesta.

Videoarte: è l’input alle tematiche poste, per cinque paesi, cinque realtà, il confronto con i luoghi di transito, lo spazio solo come variabile. I video, proiettati su pareti dei borghi, si adattano completamente ai luoghi, fisicamente, manifestando con forza la loro visione delle cose ma, andando poi via silenziosamente, non lasciano traccia se non nella mente di quanti hanno partecipato all’evento. E poi, Annotazioni contemporanee… in appendice, dove partendo dalla presentazione di un libro, il romanzo, il pensiero e il gesto si evolvono sull’installazione, la performance e il web.

 

Museolaboratorio ex manifattura tabacchi, Città Sant’Angelo

Ci siamo mai chiesti quanto ci può essere dietro e dentro una semplice zolletta di zucchero? Lo fa Gianni Caravaggio, dove in sugar no sugar metamorphosis  l’evoluzione e la trasformazione della materia bianca alimentare, diventa segno, segno nero gestuale, mutando i connotati evocativi. Il segno ritorna in Barbara Esposito, ma è esercizio, wunderkammer è un processo di conduzione, a un gioco di ambiguità visiva sull’intimità dello spazio vissuto. Non comunicabile di Franco Fiorillo,estrapolazioni dal web di esplosioni letali, fuga dalla sonata BWV 1001 di J.S. Bach e una frase a caratteri braille di R. Jacobson. Tre elementi per un’unica componente di durissima riflessione. Il pugno nello stomaco lo avvertiamo anche nel lavoro di Donatella Giagnacovo che ha realizzato I 99  dopo il sisma. 99 volti di pietra (le 99 Cannelle), l’acqua che genera è vita, che scorre, e nell’istallazione sono 99 piccoli libri con  pagine vuote da riempire. Mentre, Carlo Nannicola, con loop life ferma il suo e il nostro sguardo sulla piazzola di una stazione ferroviaria. Cosa ci importa sapere il luogo? I treni, le persone e il tempo vanno, ovunque. Di spazio pubblico ci parla anche Loretta D’Orsogna,  public/re-public è una riflessione di denuncia sul concetto internazionale di spazio pubblico e  su come è usato dalla politica nazionale e territoriale della Re-pubblica. Sperimentazione e tradizione, in Sasha Prosperi, sono unite e impresse sulla sua pelle, tatuandosi da se la presentosa e in Pelin, rivive l’opera di J.de Ribera  la mujer barbuda per omaggiare l’anima della sua città con l’abruzzese barbuta.  Un reportage di una favola ambientalista, in cui è impresso l’attimo delle cose, ce lo mostra Fabrizia Arduini, Ginevra, principessa, quartiere Alfa bis, interno 4, blocco 5. Cosimo Sinforini e Flavia Alexandra Grattacaso provengono dall’Accademia di Belle Arti di Napoli.  Cosimo, divide il corpo e testa-anima con il portatile, riuscendo, in Delle strade, a trasmetterci l’illusione della libera associazione delle idee fuori dall’influenza mediatica.  L’allegoria del divenire, della continua trasformazione ritorna, con Flavia Alexandra, VideoFritto ci diverte.

 

 

 

Adina Pugliese

Un suggerimento. Piccole tracce. E. Come l’evoluzione dell’idea si è sviluppata, si manifesta davanti a noi. Lasciandoci stupiti?! Lasciandoci indifferenti?! Lasciandoci un’emozione! Altra. Rispetto alla normale visione del mondo. Altra. Rispetto alla quotidiana visione. Altra. Rispetto alla logica.

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