Scrittura

Un giorno qualsiasi, guardando fuori, a Londra, per esempio

Arrivai a Londra un pomeriggio di fine luglio. Victoria Station London. Quando la padrona della casa mi chiese come mai ero a Londra, io risposi che avevo preso una breve pausa dalla vita italiana. Parlavo con lei e osservavo la camera e lo spazio fuori dalla finestra. Moquette rosso cardinale, alta, camino a gas, pesanti tende rosse come la lana del pavimento; un divano a tre posti e due poltrone in simil pelle marrone tabacco con i piedini in metallo; un tavolinetto in formica color latte e caffè, un tavolo grande con sei sedie di legno scuro e un mobile basso uguale al tavolo.

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Il buio meno buio

È così trasparente! Eppure, ci sono delle cose, di lui, che non capisco. Quante cose non si capiscono nelle persone. Non importa. In qualche modo si fa. Il modo più comune è quello di lasciare andare la vita, come lo scorrere dell’acqua lungo un canale, modellarsi alla base senza resistenza e andare via, proseguire. Una parte di quell’acqua si perderà lungo il percorso, nell’andare, altri elementi si uniranno al volume, sassi, foglie, erbe, cambierà nella forma, si modificherà, magari nella sostanza, ma resterà acqua. Poi. Sorpresa!

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La Rèsce

5 marzo, non ricordo l’anno, si è ammassato nella mia memoria. I coriandoli, una reminiscenza, c’erano i coriandoli, quelli piccoli, colorati, di carta spessa, tagliati rotondi, bene, e tinti di colori corposi che sapevano d’intenso, quasi caramella gommosa. Non come quelli che si trovano in giro adesso, sottili, con delle brutte intaccature, come fanno le forbici che tagliano male, e stinti che sanno di polvere. C’era il vento, freddo, forse un po’ gelido, portava ancora con sé l’inverno, arrivava dalla montagna per infilarsi nella viuzza, lì, lei.

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Il mio tempo lì

Penso alla lentezza di un posto. Ai suoi ritmi. Quelli più intimi. Quel livello che è tra il reale e l’irreale, come lo stato tra veglia e sonno. Lo stato transazionale. È lì che cerco di collocarmi con il mio essere per acquisire coscienza e conoscenza del posto.  Provo a vivere quel posto con l’armonia del tempo che ne scaturisce tra me e lui. Creando un nostro, proprio intimo legame privato. Come i pensieri. Come la musica che ascoltiamo dall’interno, da noi.

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Un pugno di sabbia, uno di fertile terra e spezie magiche

“Dolce come il cioccolato”, di Laura Esquivel, continuava a restare sulla mai scrivania, lo avevo spostato più volte in giro per la camera e mai riposto; capitava che lo sguardo si fermasse a osservarne la copertina; e il profumo del suo contenere io riuscissi ad aspirarlo, arieggiando all’istante la mia mente. Quasi che Tita fosse lì, piegata alle sue faccende, con le mani prendere, tagliare e mischiare, e la sua percezione rivolta a me, pronta ad ascoltarmi e dirmi.

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Adina Pugliese

Un suggerimento. Piccole tracce. E. Come l’evoluzione dell’idea si è sviluppata, si manifesta davanti a noi. Lasciandoci stupiti?! Lasciandoci indifferenti?! Lasciandoci un’emozione! Altra. Rispetto alla normale visione del mondo. Altra. Rispetto alla quotidiana visione. Altra. Rispetto alla logica.

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